La trappola demografica: perché l’Italia rischia l’estinzione senza un piano trentennale

La trappola demografica: perché l’Italia rischia l’estinzione senza un piano trentennale

La matematica della denatalità, il crollo demografico

Una piazza italiana storica e una via cittadina molto grande e monumentale, scattata con una prospettiva centrale prolungata, dove non ci sono persone con una panchina vuota in primo piano

Al di là dei dibattiti ideologici, i numeri delle più recenti indagini statistiche offrono una fotografia oggettiva del futuro demografico ed economico del Paese. Attualmente l’Italia registra un tasso di fecondità tra i più bassi al mondo: circa 0,9 – 1,2 figli per donna.

Il valore si attesta su uno 0,9 se si considerano solo le famiglie italiane, 1.2 se includiamo anche tutta la media comprensiva delle famiglie con immigrati stranieri, che sono mediamente più prolifiche. La media globale dei residenti con cittadinanza ed immigrati si attesta quindi a 1,14.

Proiettando questo dato nel tempo, la matematica mostra uno scenario inequivocabile:

  • Con un tasso inferiore alla soglia di rimpiazzo (2,1 figli per donna), ogni generazione si dimezza quasi rispetto alla precedente.
  • Nel giro di tre generazioni (entro il 2100), la popolazione residente rischia di ridursi a una frazione rispetto a quella attuale. Sebbene i dati pubblici siano più ottimistici perché questi considerano effettivamente il mantenimento degli attuali —grandissimi— volumi di immigrazione in crescita.

Tutto questo processo è irreversibile, irrevocabile, assoluto. Per cui qualunque figura politica vi dica che si può fermare o invertire vi sta palesemente mentendo.
Questo perché —anche se quella figura politica venisse eletta— non c’è nulla che avrà sufficiente potere per fermare la pressione economica sulle famiglie attuata con un determinato scopo. Pressione evidente, che perdurerà e peggiorerà nel tempo, atta appositamente a contrastare la sovrappopolazione del pianeta e l’eccessivo uso indiscriminato delle risorse.

Quindi si, la risposta è che tutto quanto è stato già deciso, predeterminato da tempo e pianificato per il prossimo secolo a venire. Non ci sono scappatoie di alcun genere.

L’impatto economico sui giovani e sulle famiglie

La denatalità non è la causa del declino economico, ma la sua diretta conseguenza. Creare una famiglia e crescere dei figli richiede stabilità economica, servizi per l’infanzia accessibili e una prospettiva di crescita reale.

Quando il costo della vita aumenta, gli stipendi reali rimangono stagnanti (l’Italia è l’unico Paese OCSE con salari reali inferiori rispetto al 1990) e l’accesso agli asili nido o alla casa diventa problematico, la decisione di non avere figli diventa una scelta di sopravvivenza finanziaria.

I “bonus a pioggia” una tantum non risolvono un problema strutturale che richiede invece interventi sistemici su:

  • Salari minimi e contrattazione collettiva efficace.
  • Servizi di welfare aziendale e pubblico a supporto della genitorialità.
  • Politiche sulla casa e incentivi stabili per l’occupazione giovanile.
Blocchi di legno minimalisti, concetto di calcolo finanziario concettuale, economia vintage

L’assenza di una visione trentennale

Un giovane albero o una piantina che cresce da sola attraverso la fessura del cemento urbano o all'interno di un edificio industriale/moderno dismesso e in rovina con vetri rotti sulle piastrelle

La gestione della spesa pubblica e del debito si è spesso concentrata sulla risoluzione di emergenze di breve termine o sul consenso elettorale immediato, trascurando la pianificazione industriale e demografica a 30 o 50 anni.

Senza un ricambio generazionale adeguato e senza investimenti in formazione, ricerca e adozione di tecnologie ad alta produttività (come l’automazione e l’intelligenza artificiale usate per efficientare i processi e non solo per ridurre i costi lavorativi), il sistema previdenziale e la tenuta del debito pubblico diventano matematicamente insostenibili.

Al livello odierno solo progetti con una vision che superino quella elettorale potrebbero sostenere il peso di un debito pubblico maggiore del possibile destinabile.

Perché purtroppo con una spesa che raggiunge e supera il 130% del PIL è insostenibile qualunque ripresa nel medio termine e l’ulteriore impegno per gli armamenti assolutamente impraticabile.

Se a questo aggiungiamo l’occasione persa di incompetenti che non hanno saputo progettare a lungo termine per il PNNR, le aspettative non solo non sono rosee, ma direi tendenti al grigio verde, come ho cercato di rappresentare con le immagini tetre in questa pagina.

Ci sono state tante opportunità nel medio periodo per risolleverare le sorti di questa nazione, ma tra un ponte sullo stretto, leggi per imbavagliare i popoli, attività per sostenere i nostri colonizzatori, la strenua difesa del sionismo, un referendum costituzionale fallito nel tentativo di legare la magistratura al potere, la legge elettorale e la difesa di indagati corrotti e mafiosi, capisco benissimo che questo governo non aveva i numeri per governare…

Ripartire dalla consapevolezza

Capire che il volere politico prescinde da quello metapolitico* o sovranazionale*, che il problema demografico e l’impoverimento salariale sono tutte facce dello stesso cubo è il primo passo per uscire dalla rassegnazione. Ma un cubo ha sei facce e noi abbiamo appena letto solo quattro lati, quindi attenzione a quegli altri due. Non sono Destra e Sinistra, neppure Repubblicani o Democratici, l’attuale politica non ha più potere del poliziotto di quartiere che vediamo ogni tanto. Per scorgere i due lati dovremmo imparare a guardare sopra e sotto il cubo.

piramide dei poteri

Sopra c’è lo 0,01% della popolazione di plurimiliardari del mondo, proprietaria di tutte le economie e debiti dei paesi.
Sotto c’è il 99,9% della popolazione mondiale, l’unica ad avere il potere di cambiare le cose, se solo fosse meno individualista, scendesse da quell’albero e cominciasse ad andare d’accordo con tutti, lasciandosi dirigere dal buon senso e non dal dittatore di turno.
Ora immaginate che questo cubo sia un Rubik da 130 facce per lato: 130 paesi nel mondo, 130 banche, 130 eserciti, 130 lingue, 130 miliardari…

Cubo rubiks ipercomplesso sfondo scuro minimalista, puzzle cubo geometrico illuminazione cinematografica, concetto astratto di cubo multidimensionale

L’analisi dei dati ufficiali e la comprensione dei costi reali del lavoro (come affrontato nel primo articolo della serie) servono a restituire consapevolezza al cittadino. Così come l’analisi dela situazione ufficiale e la comprensione dei problemi reali del paese (come affrontato nel secondo articolo della serie), possono aumentare il grado di presenza pubblica del cittadino. Solo attraverso la richiesta di politiche strutturali a lungo termine sarà possibile invertire una tendenza che altrimenti appare già tracciata.

*Metapolitico: Sebbene la parola nasca storicamente con sfumature filosofiche o culturali, nel linguaggio moderno ed elevato definisce esattamente ciò che va oltre, trascende o determina la politica stessa, ponendosi su un piano superiore e strutturale (es. i diritti umani fondamentali, le leggi di natura o i vincoli economici globali).

Se cerchiamo altre sfumature legando un prefisso alla parola “politica”, le migliori alternative a seconda del messaggio da trasmettere sono:

  • Metapolitica / Metapolitico (Prefisso Meta- = oltre, al di sopra). È l’opzione più corretta. Indica una dimensione che supera la contingenza dei governi e dei presidenti eletti, dettando le regole del gioco a cui la politica stessa deve obbedire.
  • Suprapolitica / Suprapolitico (Prefisso Supra- = sopra, sovra). Rispetto a “super-politica” (che suona colloquiale e fumettistica), l’uso della radice latina supra- eleva immediatamente il registro linguistico. Definisce ciò che è gerarchicamente sovraordinato alle decisioni dei regnanti.
  • Transpolitica / Transpolitico (Prefisso Trans- = attraverso, al di là). Indica qualcosa che attraversa e supera i confini della politica tradizionale, collocandosi in uno spazio in cui il volere dei singoli leader non ha più valore coercitivo.
  • Iperpolitica (Prefisso Iper- = oltre la misura). Spesso usato per indicare una politicizzazione estrema, in alcuni contesti saggistici viene usato per descrivere forze globali (come la tecno-finanza) che schiacciano la politica locale.

Credo che comunque sovranazionale o transnazionale rendano meglio l’idea per chi vuole veramente capire questo concetto di gerarchia.

Views: 0

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.